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visual marketing paolo schianchi 5Ho letto questo libro ‘L’immagine è un oggetto: fondamenti di visual marketing con storytelling’ e mi è piaciuto un sacco.

L’autore è Paolo Schianchi, architetto e teorico di visual marketing, docente di total design e comunicazione integrata all’Università IUSVE. Paolo l’ho conosciuto grazie a Christiane Bürklein (fan del #futurosemplice che non finirò mai di ringraziare) al Blogfest a Rimini, lo scorso settembre.

Ti è mai capitato di ‘partire per la tangente’ e ritrovarti a ‘filosofeggiare (così come dico io) sulle tue passioni più grandi? Ecco, con Paolo è successo così: arte, comunicazione, immagini. È stato un pomeriggio stupendo fatto di pensieri leggeri e voli pindarici tra passioni, esperienze e scambi di vita.

Paolo sfodera a un certo punto un libro e mi dice ‘tieni, sono sicuro che ti piacerà’. Stupendo ricevere in dono un libro, sempre. Leggo il titolo e già mi immagino di non rimanere delusa… visual, marketing e storytelling, tre parole per un mix esplosivo che sono il trend del momento.

visual marketing paolo schianchi

Christiane e Paolo a Rimini durante il Blogfest

Il libro inizia col racconto di una storia (da qui lo storytelling) che introduce il lettore nella visione che Paolo ha dell’immagine e del suo utilizzo oggi. Parla di un tatuatore, una figura misteriosa che riesce a rapirti a coinvolgerti nel racconto della sua vita, nelle sue scelte e ti conduce piano piano all’interno della sua prospettiva artistica. La sua visione del visual è un intreccio indivisibile tra vita vissuta e fissata in quell’attimo tatuato sulla pelle di qualcuno, così vero che diventa opera d’arte perché fonde totalmente un tratto tratto, l’esperienza, il corpo, un uomo. Sarà il fascino degli uomini tatuati ma, devo dire che non avevo mai ragionato sul concetto di tatuaggio e visual con questa prospettiva! Si entra poi nel vivo del libro e nella teorizzazione che Paolo riesce a fare del visual.

Cosa rappresenta un’immagine? Cosa significa comunicare con essa oggi nell’epoca del 2.0?

Paolo indaga. Lo scatto che pubblichi davanti a un monumento che viene in tempo zero postata e condivisa, rappresenta quell’oggetto o diventa testimonianza di un tuo passaggio in quel luogo? In questo caso l’immagine trasmessa in questo modo, accompagnata dal testo che scriverai, non si sta in effetti trasformando in un simbolo, in un oggetto che vuole rappresentare qualcosa di differente rispetto a ciò che stai vedendo? Una foto del duomo di Milano, non è identica forse ad altre 10.000 foto? Cosa la rende speciale? Che è la tua e che testimonia ai tuoi followers il tuo passaggio in quel luogo tanto da farne un simbolo.

O ancora: nel design ma, nell’arte vediamo oggetti concepiti per essere posizionati in un determinato contesto che poi, di fatto, trovano la loro definitiva location in luoghi estranei alla loro natura. Esempi banali? Monete, monili, vasi, cosa rappresentano in quella posizione? Cosa mi raccontano così rovinati? Eppure non sarebbero loro, rinnegherebbero la loro identità se non fossero così vissuti e la loro nuova collocazione non è uno sradicare il loro significato ma, il continuare la loro storia di oggetti che sono tali perché ci trasferiscono l’immagine che in quel momento noi viviamo e vediamo e quell’immagine nel suo complesso, diventa visual.

Attenzione. Quando si parla di immagine che diventa un oggetto e quindi rappresentazione simbolica di qualcosa Paolo, non si riferisce solo a oggetti concreti e inanimati ma, anche  a persone. I flash mob, che io tanto amo, non sono ormai diventati oggetti di culto perché trasferiscono un’immagine sociologica e sociale di quell’attimo in cui sono realizzati? Non è tanto l’esecuzione di quell’evento che lo farà diventare importante ma, tutto ciò che viene dopo: share, commenti, la comunicazione, l’utilizzo dei video e delle immagini.

Un’immagine è costantemente in evoluzione non è bloccata, interagisce col contesto, con la location, con chi la guarda, con la luce, con i contenuti, con lo strumento grazie al quale la visualizziamo. Ecco è forse solo questo che la obbliga e la costringe a degli schemi, lo strumento è un vero vincolo. Cosa sarebbe stato il concept di un quadro di Van Gogh se sviluppato attraverso un differente strumento? Una foto? Uno scritto?

Paolo schianchi visual marketing

Un pomeriggio stupendo con tanti altri amici – Settembre 2013 – Blogfest

Anche se, a tratti, il linguaggio è accademico, la prospettiva evidenziata da questo libro è veramente affascinante. Hai mai pensato che l’immagine restituita da un oggetto che tu e un’altra persona state contemporaneamente guardando è differente? Questa visione fa concretamente vibrare, vivere gli oggetti e le immagini e le lega al tuo personale vissuto. Questo rende ogni oggetto unico, così come unico sei tu perché nessun altro, mai, potrà trasferire e avere le tue medesime sensazioni.
Tu sei unico!

Ringrazio Paolo per avermi fatto dono del libro, sicura che avrà apprezzato la scelta dell’immagine di apertura. Un’immagine di street art, omaggio a Duchamp, colui che con una firma rese un oggetto comune un’opera d’arte, grande esperto di personal branding (così lo definiremmo oggi) e del visual, con una prospettiva che percepisco a tratti molto simile a quella letta nel tuo libro, Paolo…

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