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L’agitazione di preparare, l’attesa e poi via. Parte il viaggio, lo vivi, lo respiri cerchi di cogliere con qualche scatto fotografico sensazioni che probabilmente è impossibile riproporre e torni. In quindici giorni Roma, Medjugorie, Milano, Modena. Ogni esperienza, pur differente, rimane per me un ricordo speciale. Medjugorie ad esempio: per alcuni troppo idealizzato, per altri sbeffeggiato, per me un’oasi in cui trovare me stessa e la mia fede. Se sei social, lo sei sempre e pur vivendo sensazioni intense non trasferibili in un racconto, anche in questi giorni ho pensato a quanto sia vero.

Condividere, coinvolgere: quante volte lo ripetiamo per lavoro? Emozionare, creare empatia è una caratteristica innata, una percezione che vibra quando senti che è vera. Così succede durante questi viaggi: entri in contatto e ti connetti con persone, mondi e realtà nuove diverse che ti stimolano, ti aiutano a capire se la tua strada è giusta, è vera e, di riflesso, se chi ti sta intorno come ti percepisce. Io sono così come penso di essere, come mi descrivo? Cosa passa di me agli altri?

futurosemplice

Attento però: non è solo un “banale” confronto con chi sta (forse) peggio di te, al contrario è un rendersi conto delle proprie forze e delle proprie debolezze condividendo le proprie vite o i propri atomi di vita con altra gente. Ho ascoltato molte persone in questi giorni: a Medjugorie testimonianze di persone che hanno veramente toccato il fondo e scavato ma, oggi, sono talmente luminose che abbagliano grazie alla loro energia e ogni volta penso alla potenza della vita quando si sa rinnovare. Durante una mattina ho conosciuto un bambino, Daniel. Ero al suo fianco, io in piedi e lui in carrozzina a fianco ai suoi genitori: sguardo vispo, vivo, felice (credimi!), capelli mori lisci con una bella riga da parte e poi quella piccola manina che gesticolava mentre lui parlava e pregava. Sì, Daniel pregava con una voce talmente forte e decisa che ha subito attirato la mia attenzione. L’ho ringraziato perché ho subito pensato che se avessi avuto metà della sua energia nel fare ogni cosa io mi imponga di fare ogni giorno, lavoro compreso, forse adesso sarei il presidente degli Stati Uniti.

medjugorie

Poi torni, parte un altro viaggio e ti ritrovi proiettato in un mondo come quello del World Business Forum… già, il business, l’economia, i numeri… sicuri? Ed è proprio qui che viene il bello: per due giorni senti parlare dell’importanza delle persone, di quanto nessuno può andare lontano se non dai valore al talento. Rovira ci ha ricordato quanto la crisi sia inesorabilmente causata da una povertà spirituale e morale. Non ha parlato di fede, certo ma ho trovato tutto talmente indissolubilmente legato… fede o no si torna li: la persona, l’essere umano, il valore. È finita l’era del ‘chi prima arriva vince’. È il tempo di dare un significato vero e profondo alle proprie azioni senza confronti serrati con altri ma, costruendosi un proprio obiettivo concreto che nulla ha a che fare con la competizione becera che troppo spesso ha provocato solo grandi e inutili frustrazioni in troppe persone.

Pensa anche solo a questa definizione: tu (io) sei un essere-umano, sei umano. Quante volte nella nostra vita tutto ci spinge (o ci ha spinto) a non esserlo? Essere meravigliosamente umani, questa è la grande scoperta del World Business Forum e questo è quello che porto con me da questi giorni in cui io e il mio #trolleyfucsia siamo rimbalzati su e giù per il mondo e l’Italia. Essere-umano e per questo riscoprire il piacere di essere social e sociali, di socializzare e conoscere, di rendersi conto quanto sia stupendo alzarsi e dire io sono un essere-umano, esisto, sono e per questo io valgo, ho valore per quello che sono, per come sono perchè così come me, non esiste nessun’altra persona al mondo. Io sono unico… sono uno splendido essere-umano anzi ancor meglio…quanto è splendido sentirsi (finalmente) umani?

Il #futurosemplice ama chi sceglie di essere e di non apparire… e tu che fai sei o fai l’umano?
Rosa

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