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In occasione della 48°giornata per le comunicazioni sociali, Papa Franncesco ha pubblicato un messaggio ricco di significato nel quale esprime una splendida visione di ciò che significa comunicare (qui il testo completo).

Che questo Papa sia un ottimo comunicatore lo abbiamo tutti capito fin dal suo esordio. Padre Antonio Spadaro, Gesuita tra i più alti esperti digitali in Italia (scrive su Wired, è direttore de ‘La cività cattolica’  e docente di Cyberteologia) ha definito Papa Francesco un social network. Perché? Perché la vera essenza social la si dimostra mettendosi in comunicazione e comunicare vuol dire creare uno scambio bidirezionale, non unidirezionale come tanti spesso fanno.
La sera della sua elezione, tutti si aspettavano di ascoltare le sue parole con una comunicazione a senso unico. Papa Francesco, con la sua richiesta di preghiera popolare ha da subito evidenziato la necessità di ricevere di condividere ‘iniziamo un cammino popolo vescovo, insieme’. L’ascolto dell’altro, l’attenzione all’altro, il farsi prossimo per Papa Francesco si esprime anche grazie anche ai nuovi media che definisce ‘dono di Dio’ e questo, se posso, è assolutamente #futurosemplice.

Le parole del comunicato sono talmente dirompenti e vere che se non ci fossero riferimenti al Vangelo si potrebbero estrapolare per un manuale di chi vuole capire la vera essenza del comunicare. Non puoi essere falso sui media, ti devi mettere in gioco con la tua faccia perché solo così sarai vero e credibile.

‘La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell’affidabilità di un comunicatore. Proprio per questo la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali.’

Papa Francesco e la misericordina

Papa Francesco ha un team di specialisti marketing…

Sorrido, sinceramente, quando qualcuno tenta di immaginare un team di guru del marketing strategico ogni volta che Papa Francesco dice qualcosa o agisce con idee creative. Ricordi la storia della ‘misericordina’? Ecco, ne è un esempio.

Io sono convinta che alcune capacità sono innate, la sua tensione comunicativa, le sue telefonate, le sue parole che spesso sono pronunciate d’istinto come la giornata in cui ha ricevuto le scuole cattoliche dei gesuiti e ha risposto a chiunque volesse domandargli qualcosa, come può essere tutto strutturato, impostato, pre-confezionato? Se sei un vero professionista della comunicazione è facilmente intuibile che non è possibile.
Vuoi che te lo dica in parole da markettara? Lui è convinto del suo prodotto, lui crede in modo viscerale nel suo prodotto, tanto da diventarne testimonial in ogni cosa che fa. Non è forse una delle prime regole per essere un manager efficace?

‘La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza. Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale.’

Papa Francesco elimina le sovrastrutture, torna all’essenza, all’uomo. È cosciente dei rischi che la comunicazione via web può comportare e mette in guardia anche da questo. Quanti urlatori monodirezionali incontro anche io ogni giorno! Questa non è comunicazione, è una becera voglia di auto celebrarsi e auto eleggersi guru del contenuto che stai propinando ai poveri mal capitati .

Fino a quando chi lavora nel mondo della comunicazione e del marketing non si metterà in testa che, dietro un account c’è una persona che ‘ha bisogno di tenerezza’, che spesso questa persona si nasconde dietro a un video luminoso perché fragile che non rappresenta solo un potenziale follower sul quale vomitare la sua presunta professionalità, saremo molto distanti dalle finalità espresse nel comunicato di Papa Francesco. Beato invece chi lo capirà perchè è proprio qui la forza di chiunque voglia comunicare efficacemente coinvolgendo chi ti sta al fianco per dare e ricevere. C’è chi lo chiama target, lui lo chiama prossimo.

‘Non basta passare lungo le “strade” digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione.’

…e così sia nei secoli dei secoli… Amen! 

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