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Pensavo a come augurarti buon Natale. Sono gli ultimi giorni, frenetici tutto ci parla di caos, stress, corse, chiusure eppure il Natale dovrebbe essere proprio tutt’altro! Lo sai come la penso, no? È la gente che è complicata e pare che proprio a Natale siamo capaci di dare il meglio di noi stessi per complicarcela.

Come farti fermare tre minuti per augurarti un Natale differente? Offri una mela!

Ho pensato di raccontarti una storia, ma non di quelle inventate che spesso si usano per ispirare buoni sentimenti, questo è quello che mi è successo la scorsa settimana.

Era mattina e mi sono messa in auto. Direzione ospedale. La mia testa era completamente assorta perché quel giorno un mio caro avrebbe dovuto affrontare un intervento e la preoccupazione era molta. Sicura che avrei passato lì l’intera giornata, mi sono procurata da casa la classica ‘schiscetta’: una mela, due arance, un panino. Sono celica ed è sempre un casino per me pranzare nei bar dove trovi solo panini e focacce.

Arrivo a un semaforo. Classica scena alla quale siamo spesso abituati: tutte le macchine in coda e il poveraccio di turno che ti chiede qualche soldo.
Poveraccio’? Sì ho usato un termine pessimo, lo ammetto. Così come ammetto che alcuni sono veramente insistenti, maleducati, invadenti. Mi è anche capitato di ricevere pugni e calci sulla portiera una volta dato il mio rifiuto a versare qualche spicciolo.

Quel giorno però è successo qualcosa di diverso

La persona che, macchina dopo macchina si stava avvicinando non aveva per nulla le sembianza di un ‘poveraccio’, anzi. Era un uomo di mezza età con due baffi molto curati, ordinato, vestito in modo semplice e modesto, ma non era per nulla trascurato.
Sorrideva e con grande dignità faceva un inchino ad ogni auto levandosi con la mano destra il cappello dicendo semplicemente:

‘grazie, buona giornata, che Dio ti benedica’.

Nella mano sinistra aveva un cartello: ‘ho fame, se puoi aiutami. Grazie’.
Quando è arrivato il turno della mia auto, ho potuto guardarlo bene: gli occhi parlavano più di qualsiasi altra parola. Vedevo sofferenza, ma anche serenità. È a quel punto che mi sono sentita sicura, non so perchè, ma ho abbassato il finestrino e gli ho chiesto il nome.
(In effetti mentre si avvicinava mi sono venute in mente le parole di Papa Francesco quando ha detto che spesso dare l’elemosina è un modo per lavarsi la coscienza. Quanti guardano negli occhi quelle persone? Quanti toccano, accolgono il prossimo che in quel momento è in difficoltà? Quanti conoscono il nome della persona che si sta aiutando?).

‘Grazie, buona giornata! Che Dio ti benedica’
‘Grazie, oggi ne ho proprio bisogno… e  che Dio benedica te! Come ti chiami?’
‘Juan, mi chiamo Juan e sono argentino’
‘Senti Juan, soldi non te ne do, ma se vuoi ti posso dare qualcosa da mangiare…’
Lui ha semplicemente sgranato gli occhi e contemporaneamente ha fatto sì con la testa. Gli ho allungato il mio sacchetto. Juan l’ha accettato di buon grado facendomi un sorriso gigante che ha lasciato intravedere i pochi denti che gli erano rimasti nella bocca.
Ha continuato ad inchinarsi verso di me ripetendo ‘grazie’ facendomi provare un imbarazzo assurdo…
Ha poi preso la mela dal sacchetto, ha iniziata a baciarla e, alzandola guardava il cielo dicendo ‘grazie Dio, questa è la tua provvidenza’.
Non ho avuto modo di dire altro, il semaforo è scattato e sono ripartita.

Cosa mi ha insegnato Juan?

Quella mattina io mi sono sentita investita di emozioni che non provavo più da tempo e che mi hanno fatto riflettere, tanto… Cosa mi è costato dare una mela? Direi nulla, anzi. Eppure è stata accettata come un dono strepitoso.

Quando si dice che la differenza la può fare chiunque anche con piccoli gesti io credo si debba riflettere su azioni come queste.
Non ho voluto raccontarti tutto questo per farmi dire ‘brava’, ma al contrario per spingerti a un gesto concreto che anche tu potresti fare ogni giorno mentre sei immerso nella tua routine, così com’è capitato a me.

‘Offri una mela’ è il mio augurio di Natale

Offri una mela, cosa può costarti? Nulla. Ma alla prima occasione, potresti aiutare concretamente qualcuno, così com’è successo a me. Se la persona a cui offrirai la ‘tua mela’ non l’accetterà, bè sarà un modo che ti farà capire che non era così necessario il tuo supporto, ma quando sarà accettata, avrai fatto un gesto differente, ti sarai reso utile, avrai preso contatto con il tuo prossimo, con quel prossimo che non solo a Natale dovremmo amare più di noi stessi.

‘Offri la tua mela’ in casa, al lavoro, per strada…

Esistono tante azioni che ognuno di noi potrebbe fare per avvicinarsi all’altro e ognuna di essa è un modo per ‘offrire una mela’. Io ti ho raccontato la mia storia, ma sono certa ne esistono tante altre. Ecco allora qual è il mio augurio per questo Natale e per il 2015: tornare ad avere piccole attenzioni. Non servono grandi proclami! Smettiamola di chiuderci e di pensare di essere tante piccole isole.

Allunga il tuo braccio e vai verso il tuo prossimo. In casa, nel lavoro, per strada: offri la tua mela! (un abbraccio, una parola di conforto…).
Sarai stupito di scoprire quante occasioni ogni giorni puoi avere per ‘offrire una mela’ a qualcuno.
Inizia da ora, offri una mela… e cambia la tua prospettiva di vita!
Buon Santo Natale e Buon 2015, col cuore!

photo credit: morfeo-photo via photopin cc

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