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Cultura Digitale, innovazione, futuro sono concetti ormai entrati in maniera massiccia nelle tematiche quotidiane politiche, economiche e sociali. ‘Se non c’è innovazione l’Italia non può farcela’; ‘l’innovazione oggi è democratica perché parte dal basso: i social media ci insegnao questo’. Quante frasi simili sentiamo?  E quanto spesso sembrano spot estrapolati da un manifesto politico più che da un atteggiamento di Cultura Digitale che concretamente si dovrebbe respirare quotidianamente nelle nostre aziende? Per chi, come me, incrocia manager o titolari di PMI questa non è una novità. Il divario tra situazione reale e teorizzazioni è ancora troppo grande.

La Cultura Digitale passa dalla devianza positiva

Una frase di Richard Pascale & Jerry Sternin in “Your Company’s Secret Change Agents,” HBR dice:

“Da qualche parte nella vostra organizzazione, gruppi di persone stanno già facendo le cose in modo diverso e migliore. Per creare un cambiamento duraturo, individuate queste aree di devianza positiva e soffiate su questo fuoco”.

Bello questo concetto di devianza positiva, non credi? La parola ‘deviare’ o ‘deviato’ in genere è associato a qualcosa di negativo e da contenere. Qui no, anzi è proprio il contrario. Nella tua azienda piccola o grande che sia sta succedendo questo. E tu dove sei?

In genere il manager che ha un atteggiamento contrario, old style e di assoluto controllo sui propri dipendenti (senza permettere loro di esprimere ciò che hanno dentro) non è capace di essere leader, ma una sorta di pseudo-regista che nell’illusione di tenere le persone sotto il proprio controllo non si rende conto di quanto stia limitando le singole capacità dei propri collaboratori, facendo danni a loro e quindi alla sua azienda e infine a sé stesso. L’ottusità e l’orgoglio non gli permetterà mai di accorgersi che, soprattutto in periodo di crisi e cambi epocali come quello che stiamo vivendo, la leva economica e il totale controllo gerarchico non sono esattamente il punti cardini sui quali fare forza per far fiorire e prosperare un’azienda. Ti stai forse comportando anche tu (ancora) così? La tua azienda, ma ancor peggio la tua mentalità e il tuo modo di guidare la tua azienda è ancora saldamente legata alla obsoleta mentalità tayolirsta?

“Vinceremo e l’Occidente industrializzato perderà; non potete farci niente perché il motivo di questo fallimento sta in voi stessi! Non solo le vostre aziende sono costruite secondo il modello di Taylor, ma – cosa ancora peggiore – lo sono anche le vostre menti. Siete profondamente convinti che la strada giusta per condurre un’impresa sia che i vostri collaboratori si preoccupino semplicemente di muovere gli attrezzi. Per voi gestione significa trasferire le idee dei manager in quelle dei dipendenti! Noi, al contrario, siamo lontani dal taylorismo. Sappiamo che lo scenario economico è così complesso e difficile, sempre più imprevedibile e pericoloso, che la sopravvivenza di un’impresa dipende dalla quotidiana attivazione dell’ultimo grammo di intelligenza. Un’impresa può contrastare le turbolenze e le forze avverse del mercato e quindi sopravvivere solo attraverso lo sfruttamento della performance mentale di tutti i collaboratori. Noi intendiamo la gestione come l’arte di saper mobilitare il potenziale intellettivo di tutti i collaboratori di un’impresa ed unificarlo.”-Konosuke Matsushita nel 1989 (Fondatore della Panasonic)-

Il mondo si evolve in questa direzione, se le persone quotidianamente dialogano e si scambiano la vita attraverso le nuove tecnologie e i social network. La tua scelta di mantenere impostata la tua PMI come se vivessimo ancora negli anni ‘40 continuando a perseverare in atteggiamenti e comportamenti anti-progresso sono deleteri, non favoriscono Cultura Digitale o innovazione e sicuramente non mirano a sviluppare il nuovo concetto di Social Organization. Credere nei tuoi collaboratori, favorire un ambiente armonioso e rilassato in cui le persone si sentano libere di esprimersi e scambiarsi idee non è un danno per l’azienda, ma una scelta consapevole che mira a favorirne la crescita.

Tu non devi più essere ‘il padrone’, ma il leader della tua azienda e se è vero che come dice Dennis A. Peer, esperto di leadership, ‘Una delle misurazioni più adatte per testare il vostro livello di leadership è quella di considerare il calibro delle persone che decidono di seguirvi’, io fossi in te inizierei a chiedermi: quanti collaboratori mi seguono perché mi riconoscono leader? E quanti invece solo perché motivati solo fattore economico?

Social Organization: lo stato dell’arte in Italia

social organization

Il 20 novembre a Milano presso lo Spazio Camplus in via Stamira d’Ancona 25, si terrà un convegno veramente interessante (io mi sono già iscritta) nel quale si parlerà proprio di questi concetti.
Titolo della giornata: DALLA COMUNITÀ ALLE COMMUNITY: Cosa accade quando la sfida dei social media si gioca all’interno dell’organizzazione?
In funzione della giornata è stato lanciato un mini-questionario al quale vi chiedo di partecipare (QUI IL LINK al questionario): è bello ritrovarsi e discuterne, ma è anche bello capire concretamente a che punto siamo.
Qui il programma e le modalità di iscrizione.
Hashtag per seguire l’evento: #SOday14 #SocialOrg #SocialHR

La Cultura Digitale porta necessariamente al nuovo concept di Social Organization. La trasformazione è in atto: chi non si adatta e si evolve sarà destinato a soccombere. No, non è una minaccia è solo la realtà di chi sceglie consapevolmente di vivere o meno il proprio #futurosemplice aziendale. E tu sei pronto? Ci vediamo il 20 novembre?

 

photo credit: ffaalumni via photopin cc

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