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Quando si parla di business analysis spesso torciamo il naso, sì lo ammetto lo faccio anche io. Pur sapendo quanto sia importante e fondamentale l’analisi dei dati in azienda, quando mi devo mettere a ragionare e incrociare numeri e risultati non salto di gioia… eppure questa settimana grazie al #SASForumMilan organizzato da SAS Italia ho cambiato idea e ti spiego perché.

Durante l’evento ho potuto ascoltare case study di aziende che mi hanno veramente allargato l’orizzonte mentale sul concetto di business analysis perché l’analisi se applicata tatticamente, in modo specifico e innovativo restituisce risultati incredibili utili per far crescere il tuo business.

Ti potrei parlare di quanto l’analisi approfondita del tuo genoma può farti scoprire che, ad esempio, farmaci antidepressivi sul tuo corpo sono inutili (splendido l’intervento di Massimo Delledonne, Full Professor of Genetics – Università di Verona); o ancora che l’analisi incrociata di dati mondiali nel mercato food può indicarti con estrema chiarezza se la ricetta che oggi cucinerai è sostenibile per il pianeta e quale ingrediente dovresti cambiare per poter aiutare a salvaguardarlo perché le tue scelte quotidiane, quelle che ti sembrano piccole e insignificanti, impattano sull’economia mondiale (l’intervento di Riccardo Sabatini, Phd-researcher scientist SISSA e EPFL mi è piaciuto tantissimo). Potrei dirti infine che Sky incrocia dati esogeni ed endogeni per arrivare a proporti un supporto personalizzato estremo che mira a una mission primaria: la tua felicità (Stefano Fiorentino, Churn Management & Customer Engagement – Sky Italia non ha mai parlato di clienti/prodotto, ma di persone/servizio e emozione). Tantissime altre case study di grandi brand mi hanno veramente illuminato eppure si parlava di dati, numeri… quindi il segreto dove sta?

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Riccardo Sabatini, Phd-researcher scientist SISSA e EPFL al #SASForumMilan mostra l’andamento e i picchi nelle vendite di spumante in Italia per farci riflettere sulla sostenibilità del settore food e wine

 

La cultura della misurazione: l’analisi strategica e creativa impatta positivamente sul tuo business

Michela Guerra, Marketing Communication Manager di SAS, ha evidenziato in un’intervista come la data visualization, ovvero la restituzione del dato analitico in formato grafico e visivamente accattivante (te ne avevo già parlato qui) è di fatto ‘l’ultimo miglio’ del processo che SAS compie: ‘non può esserci un’analisi di successo se non si parte dalla pulizia del dato’. Non ti nascondo che quando parlava nella mia testa mi sono immaginata tanti piccoli umpa-loompa digitali che muovevanno in modo frenetico le loro manine 🙂

Cosa significa pulizia del dato? Nella mole dei big data, estrarre quello giusto! Un esempio banale: se tu dovessi analizzare dati relativi a nomi di persone ti troveresti davanti a una situazione comune, la registrazione online di persone in modo differente come nome cognome, cognome nome o nome.cognome. Se non ci fosse un processo di pulizia del dato, le tue analisi sarebbero falsate. Non sono processi semplici, ovvio, ed è per questo che SAS investe il 21% del suo fatturato in R&S (sì hai letto bene, 21%) per essere competitivi in un mercato che cavalca a una velocità estrema, con molti competitor e con sfide quotidiane sempre differenti.

Punto uno: un’analisi strategica, creativa che parte da un dato puro e utile, impatta positivamente sul tuo business.

La cultura della misurazione: la soluzione ideale è quella cucita su misura per te (ma è necessaria la tua volontà e curiosità umana)

Ecco ancora una volta confermata la teoria che i ‘pacchetti’ non esistono. La solution che propone SAS è un vero e proprio abito su misura sartoriale, cucito secondo le esigenze delle aziende. Anche le case study proposte lo hanno testimoniato. Incrociare dati endogeni ed esogeni, variabili e possibilità che possono restituire risposte grazie alle quali impostare il tuo percorso strategico aziendale non è un semplice automatismo che può essere relegato a un software seppur ultra avanzato. Stiamo parlando di cultura della misurazione, cultura digitale che ormai sappiamo bene non può prescindere dall’intuizione e l’istinto umano. Il software da solo non fa nulla: serve creatività e volontà di esplorare incrociare dati in modo alternativo.

Punto due: la soluzione ideale per l’analisi dei tuoi dati aziendali è quella cucita su misura per te, ma funzionerà solo se applicherai passione, curiosità e creatività.

La cultura della misurazione: a parità di potenza economica produttiva, anche nelle PMI chi investe in business analysis vincerà

L’italia non è fatta solo di grandi aziende, anzi. Per questo un tema affrontato è stato proprio come trasferire l’importanza di investire nella gestione dei big data e nella business analysis anche le PMI. SAS percependo questo gap ha creato una divisione apposita con soluzioni economicamente abbordabili anche dalle piccole realtà. Il problema della PMI è la mancanza della cultura digitale e della misurazione (strano eh?!), manca insomma la consapevolezza di quanto può restituire in termini di ROI investire in questo campo. Esiste però un dato certo: il 96% delle aziende che decidono di investire in business analysis riconfermano annualmente il contratto, ciò significa che il ritorno concreto c’è. Se c’è infatti una certezza nelle PMI e nei titolari d’imprese italiane è l’estrema volontà di concretezza… come dire? Se un numero così alto riconferma è evidente che la scelta ha dato i suoi frutti.

Punto 3: investire in business analysis porterà la tua PMI ad avere un vantaggio competitivo assoluto

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Giovanni Bossi, Amministratore delegato del Gruppo Banca IFIS al #SASForumMilan ci ha ricordato ‘mind the gap: le analisi sono fondamentali, ma è fondamentale comunicarle e condividerle’

La cultura della misurazione: organizzare i dati e restituirli in modo sexy per condividerli, aumenta le performance aziendali e sovverte le regole!

Compresa l’importanza di ciò che sta dietro al dato che noi visualizziamo in modo sexy, è arrivato il momento di comprendere perché è così importante proprio questo ultimo miglio, la parte estetica. Semplice: visualizzare in modo semplice un dato permette a chiunque di comprenderne il significato. Se poi aggiungiamo l’estrema facilità di condivisione just in time attraverso internet, posso dire che il mix diventa una bomba. Giovanni Bossi, Amministratore delegato del Gruppo Banca IFIS, durante il suo intervento ha sottolineato come è stata proprio la possibilità di condividere dati, di poterli sintetizzare e comunicare in modo semplice anche attraverso i social network, a sovvertire vecchie gerarchie ideologiche aziendali. Il dato analizzato è quindi ‘sovversivo’ perché comprensibile a molti e non a pochi, perché incuriosisce, perché stuzzica e stimola coinvolgendo il team.

Punto 4: il dato restituito in modo sexy e condiviso col proprio team è chiaro, comprensibile, coinvolgente e stimola idee e confronto.

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Mauro Fanfoni, SVP Marketing and Innovation Europe – Eni Retail Market G&P al #SASForumMilan mostra la facilità d’uso e l’utilità della soluzione SAS

La cultura della misurazione: quali scenari futuri?

Ho fatto questo viaggio incredibile in un mondo nel quale non avrei mai pensato di addentrarmi. Al termine della giornata di #SASForumMilan sono molti gli stimoli, le conferme e i dubbi che mi sono rimasti in testa e che ti propongo per aprire se ti va un dibattito:

  • Nel futuro prossimo ci si spingerà sempre più verso una iper profilazione e co-creazione di mega Big data (si potrà dire ‘mega big data’?) ovvero dati incrociati grazie a partnership in diversi mercati (es: banche/farmacie) in una totale integrazione e rapporto win-win. La vera sfida (oltre a riflettere sulle implicazioni del tema privacy) sarà quella di estrarre un senso da questi dati.
  • Analizzare dati significa scoprire, indagare: siamo certi che vogliamo sapere tutto di tutto? Mi riferisco in particolare a due temi: i casi di ricerca clinica e medica e alla predictive analysis sui nuovi progetti di business. La prima, ammetto, è una scelta personale, ma sul secondo tema esistono casi di studio in cui i dati di analisi restituivano una direzione precisa che avrebbe dovuto prendere l’azienda; l’istinto ha invece guidato gli imprenditori che hanno invece voluto andare contro all’evidenza dei dati vincendo la loro sfida. Un esempio, come riportato da Marco Fedi, Responsabile Information Technology di Allianz, è il caso Swatch: i focus group avevano chiaramente rilevato che era una follia costruire un orologio di plastica a marchio svizzero… già infatti…
  • Io ho capito l’importanza del tema, ma come spiegare al mio Sciur Bianchi, titolare di PMI, quanto sia fondamentale anche per lui investire in una soluzione di Business analytics?
  • È mai possibile che con queste soluzioni così raffinate a disposizione (che rendono affascinanti numeri anche per chi, come me, in genere ne ha il rifiuto) ci si ostini a non analizzare, a non verificare a limitarsi a un foglio di Excel o, nel caso del web, alla metrica standard del numero di visite a un sito come parametro di valutazione per il proprio andamento di business?
  • Infine: com’è possibile che dopo il #SASForumMilan ora mi chieda per ogni singolo alimento se sia o meno sostenibile mangiarlo?
    (Ad esempio: la polenta, sarà sostenibile mangiata ad aprile? 🙂 )

A questo link trovi lo storify della giornata che riassume i tweet e i post pubblicati durante il live tweeting.
Io ringrazio SAS che mi ha voluta presente e tutti i colleghi e i professionisti che ho conosciuto e che hanno collaborato nella blogger hub: è stata una nuova esperienza di vera cultura digitale!

 

 

photo credit: vlcsnap-2014-11-14-18h22m06s235 via photopin (license)

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