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Esistono alcuni utenti strambi su twitter che piacciono alla rete per il loro modo ironico di porsi e di interpretare la vita. Io adoro il mondo dei social e quindi spesso mi perdo seguendo persone e personaggi che si esprimono non per un fine didattico, ma semplicemente perchè gli piace, perchè comunicano. La comunicazione è la mia vera passione. Sono molti gli esempi, io oggi vi parlerò di questa donna che nel tempo mi ha affascinato. Lei  è semplicemente Grande Lebowska alias Sissetta80. Si presenta su Twitter con una bio fantasiosa che lascia fin da subito percepire cosa ti aspetterà se la seguirai.
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Affascinata da sempre da persone che si definiscono “folli” per me è stato naturale iniziare a seguirla. @Sissetta80 (Silvia) l’ho incrociata al #TA12. Sì l’ennesimo incontro fatto durante questi eventi, l’ennesima grande opportunità di incrociare vite ed esperienze. Io sapevo che era lei, lei ovviamente non mi conosceva. Non ho avuto il coraggio di avvicinarla per quella sorta di rispetto che inconsciamente provi quando incroci un VIP… per non rompere, insomma. Le ho comunque inviato un messaggio in DM dopo qualche giorno, complimentandomi perchè dal vivo, ragazzi, è proprio bella e ha una presenza che definirei semplicemente TOP! (sarà che le ragazzacce col capello corto hanno una marcia in più?! 😉 ). Ricordo la risposta di @Sissetta80 come un bel regalo: “perchè non ti sei fatta avanti? La prossima volta ci conto!”. Mi aveva stupito e dopo due battute con quello stile pungente inconfondibile che solo lei riesce ad avere, mi sono sentita risollevata da una giornata difficile che avevo appena vissuto.
Sono passati due mesi, io continuo a seguire @Sissetta80, anche su Instagram e Flickr. Scopro una persona che ama la fotografia che ha una galleria di immagini stupende e intense e che vi consiglio di visitare. Bella sorpresa cara la mia Lebowska: fuori una donna tatuata, dai capelli rasati che rinuncia agli archetipi femminili e dentro piena di emozioni? (Mi ricorda qualcuno!)

© Tutti i diritti riservati

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Adoro le foto in bianco e nero, lo sapete, e leggo nello sguardo fiero di alcune di queste immagini un’intensità e una sorta di malinconia che mi piace che percepisco viva e simile alla mia: un mix di contraddizioni e passione, energia e fragilità che mi convince sempre di più. Ok, mi decido: non seguo più Grande Lebowska @Sissetta80 “solo” perchè è ironica ma perchè per una strana alchimia la sento vicina al mio modo di essere.

A novembre tweet-tweet saltellando la incrocio e decido di visitare il suo blog dal nome che è tutto un programma: deliratamente. Non scrive spesso, anzi… ma le cose non capitano per caso… ed ecco come un fulmine a ciel sereno spalancarsi davanti a me questo post che vi riporto e che mi ha lasciato senza fiato (così come ho scritto a lei).
Talmente vero e appassionato da essere quasi un manifesto generazionale. Talmente vissuto e pieno di flash di vita che se chiudi gli occhi ti immagini ogni frase come se fosse un quadro (quelle sigarette spente nel posacenere…). Stupendamente legato al mio #futurosemplice che si può costruire solo con la consapevolezza di ciò che è stato il nostro passato e il nostro presente. Spaventosamente legato al presente che sto vivendo perchè anche io

“Credo nell’amore perché l’ho mangiato fino all’osso, a costo di rosicchiare la dignità. Ingordamente.”.

Anche io credo cara @Sissetta80 e continuerò a seguire la profondità di questa Grande (donna) Lebowska. Peccato a chi si ferma ai suoi tweet così maledettamente irriverenti ma che spesso, suonano di verità.

A voi tutti auguro una buona lettura consigliando, se posso, di tralasciare ogni tanto l’aspetto didattico di blog e post, per perdervi navigando in rete. Solo così vi capiterà di fare degli splendidi incontri come questo.

Che c’è di male nel credere?

Quanta paura c’è dentro al non credere?
Quante braccia forti, invisibili, dal carattere nerboruto, ci vogliono per continuare a credere?
Non biasimo i miscredenti, gli scettici, le loro vene pulsanti di maturo realismo miscelato alla delusione. Maturo realismo miscelato alla delusione, è il mio.
Non si smette di credere, si crede di meno. Si crede così poco che a quello in cui credi t’aggrappi come un bambino al collo di una madre, come se fosse un salvagente gonfiato di speranza.
Allora io credo poco, ma è un credo autentico.
Credo nelle intime fusioni. Caldamente.
Credo nell’amore perché l’ho mangiato fino all’osso, a costo di rosicchiare la dignità. Ingordamente.
Credo che la fiducia si costruisca non mattone dopo mattone, ma granello dopo granello. Alacremente.
Credo nei portacenere pieni di sigarette morte, che sono vita vissuta che se ne va. Volontariamente.
Credo nei miei occhi, che mi hanno sempre dato più risposte di quelli altrui. Genuinamente.
Credo nelle mani, che quando tu simuli tranquillità loro tremano d’emozione. Continuamente.
Credo che credere nelle persone sia una bella sfida. Combattivamente.
Credo che le belle persone siano da cercare, coccolare e rincorrere sempre. Caparbiamente.
Credo nei bilocali, non in un paio di cuori e una capanna. Concretamente.
Credo nel mio Paese, non a chi lo governa. Orgogliosamente.
Credo che la bellezza sia inconsapevole. Si fa spazio da sola. Semplicemente.
Credo nei sorrisi spontanei, perché non ne conosco altri. Limpidamente.
Credo che posso bastarmi, ma credo anche di aver bisogno di un bravo artista che mi dipinga in volto un sorriso quando sarò triste, ché io questo proprio non lo so fare da sola.
Umilmente.
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