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Ieri sera stavo mettendo in ordine tutto ciò che avevo raccolto durante il #blogfest. Lo sai come succede: appena ti iscrivi al check point di un evento, in genere, ti consegnano il welcome-kit che corrisponde a materiale promozionale (di ogni tipo) di sponsor e partner dell’iniziativa. È così che sistemando gadget, folder, brochure, adesivi mi capita tra le mani quest’oggetto. La foto è frontale e non si vede ma, è una spilla.

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In un nanosecondo sono scattate in me una raffica di domande: chi sei azienda “X”? Cosa fai per dare “una lente in città”? Cosa spieghi di te, cosa fai? Come posso contattarti se non metti nemmeno un sito? Cosa mi stai dicendo con questo oggetto? Come mai lo regali proprio al #blogfest? E soprattutto…perché dovrei indossare la tua spilla?! (nella cui realizzazione hai investito il tuo budget!). Presto fatto: ho trasformato la mia scrivania in un mini-mercatino, ho confrontato i vari gadget ricevuti durante il week end e questo è bastato per sviluppare alcune riflessioni che condivido con te.

Gli errori più comuni

L’oggetto è un grande strumento di comunicazione e, proprio per questo, è necessario integrare la scelta del gadget promozionale in una strategia. Gli errori che spesso vedo sono essenzialmente quattro: concentrarsi sul brand e non sull’utilizzo, non mettere attenzione al contesto e sul momento in cui viene consegnato il gadget. Se poi ci mettiamo l’assoluta mancanza di coerenza alla brand identity, la frittata è fatta! L’esempio della spilla messa nel welcome kit, a mio avviso, ne è un esempio lampante. Verifico e leggo che l’azienda propone un’app simile a foursquare.

Facciamo un’analisi veloce?

La spilla è simbolo di appartenenza a una community e quindi avrebbe avuto senso consegnarla durante un evento chiuso oppure a chi appartiene già a quella community e che quindi, mostrando la spilla, dichiara la sua appartenenza a un gruppo. Ma io che non ti conosco, io che ricevo da te questo oggetto in un contesto anonimo, io che sono il tuo interlocutore, cosa posso aver capito di te? La risposta dalla tu ma, credo sia molto chiara.

Stupire a ogni costo? Ma anche no!

20131001_212629Ora dimmi per quale motivo, qualsiasi cosa o servizio proponi, pensi che regalare a chiunque incontri un palloncino che, se gonfiato e compresso provoca il rumore di una scorreggia (eh hai letto bene!) sia qualcosa di buon gusto e soprattutto strumento per veicolare il tuo messaggio. Il problema non è cosa mi hai regalato durante il #blogfest, il problema sta nel capire che io che l’ho ricevuto non lo userò e se un gadget non ha una vita propria dopo essere stato donato, bè non è stato scelto in modo coerente. Anche in questo caso, non credi ci si è concentrati sull’ironia, sul brand e poco sulla comunicazione e sul destinatario del gadget?

La sobrietà e la coerenza sono le armi vincenti:

20131001_212540Ecco invece un esempio di come pensare a un gadget non sia cosa da tutti. Durante la serata dei #TA13, l’amica Valentina Falcinelli di Pennamontata mi ha donato due gadget: una bustina di zucchero e una chiavetta USB a forma di cioccolatino. Ora, tornando ai quattro elementi che ti ho segnalato all’inizio, cerchiamo di fare anche qui una piccola anlisi.
Concentrarsi sul brand:
mi ha donato due oggetti simpatici eleganti e coerenti con la sua comunicazione: mi dicono cosa fa (vedi bustina) e mi ricorderanno la sua attività.
Ti ricordo che il suo payoff è “comunicazione con i fiocchi” e ti ricordo che lei è l’ideatrice degli #yummywriting.
Utilizzo:
la bustina la userò una volta ma, la chiavetta è un accessorio utile da usare e riusare.
Contesto e momento della consegna: 
non eravamo in una situazione di promozione o di sponsorizzazione in cui tutti potevano ricevere quell’oggetto. Valentina mi ha fatto così sentire ‘esclusiva e ha provocato in me il famoso effetto “wow”.

Infine i gadget strategici

20131001_212736…poi arrivano anche i gadget creativi (ma con gusto) che come quelli di hootsuite diventano strumento intelligente per una comunicazione virale. Per la serie “tu ti metti la maschera e torni bambina… ma quella non è una maschera ma, un brand che ti stai posizionando col sorriso sul volto e che girerà sui tuoi profili social”. Il gadget in questo caso ha valore zero ma, è riuscito a produrre un’emozione, un sentimento e a spingere l’utente a interagire col brand, a creare un’immagine in un archivio e quindi un ricordo… e se non è strategia questa…

Eccomi qui felice e soddisfatta con la mia mascherina da gufetta Hootsuite:
comunicare coi gadget

E tu che ne pensi? Qual è il gadget più azzeccato che hai ricevuto? E quello che ancora oggi fatichi a capire?
Buon #futurosemplice pieno di coerenza e creatività
Rosa

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