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Occasioni come il #TA12 di Milano ti permettono di conoscere direttamente persone che normalmente incontri nel mondo virtuale. È così che Valentina Falcinelli, sprintosa e creativa Copywriter ideatrice e titolare di Pennamontata agenzia di comunicazione “coi fiocchi” incontra Rosa Giuffrè, Communication Manager promotrice di futurosemplice – un ideale, prima ancora che un progetto –.

ROSA: Era il 6 di ottobre. Camminando con passo spedito ed entusiasta proprio di chi è galvanizzato dall’evento che avrebbe vissuto, scambiavo pareri sul mondo dei social e della comunicazione a 360° con Valentina. Ci stavamo conoscendo. Una Copy e Communication Manager, la loro vita e la loro esperienza a confronto. Così tra un discorso e l’altro ci siamo ritrovate a parlare di colori e dell’importanza strategica delle scelte cromatiche che un buon comunicatore dovrebbe applicare e consigliare ai propri clienti o aziende. Argomento assolutamente ampio dalle mille sfumature, almeno fino a quando Valentina mi ha posto una domanda precisa.

…ecco Vale, ora continua tu! 😉

VALENTINA: Esatto Rosa, ben detto: l’argomento mi sta(va) davvero a cuore. Ti chiesi cosa ne pensi dell’uso del colore in ambito business. Se per te è possibile dividere i colori in due macro categorie: colori professionali e colori non professionali. Ho voluto aprire con te questo discorso perché ho sentito dire – sai che le voci di corridoio, no? – che il colore che ho scelto per Pennamontata in realtà non è un “colore istituzionale”. Di questo argomento ne ho parlato anche con gli amici di Sestyle, Enrico Bisetto e Damiano Bordignon, che hanno fatto la mia stessa scelta cromatica (aggiungendo al fucsia dell’azzurro). Io sono convinta della mia scelta e sono del tutto in disaccordo con chi banalizza in questo modo l’uso del colore. Cosa vuol dire “colore professionale”? Quando un colore non è professionale?

ROSA: Se ricordi Vale, mentre mi ponevi questo dubbio ho sorriso, non per la tua domanda logico… ma perché mi sarebbe piaciuto scambiare due chiacchiere con queste “voci di corridoio” e capire cosa intendessero realmente con colore più o meno professionale, una definizione che a mio modesto parere non ha senso e appare al quanto limitativa. Ti spiego il mio punto di vista proprio come ho fatto quel giorno?

VALENTINA: Ma certo. Non avevamo le cimici (vero?), quindi sì, assolutamente: ricapitola per i lettori che non erano con noi quel giorno. E pure per me, ché sto perdendo colpi 😉

Valentina e Rosa si incontrano a Milano durante i #TA12

Valentina e Rosa si incontrano a Milano durante i #TA12

ROSA: I colori esprimono stati d’animo, sentimenti, emozioni, esperienze. Siamo immersi nei colori! Inutile evidenziare che ogni scelta cromatica pubblicitaria è espressione di strategie recondite legate anche ai ricordi, input psicologici spesso inconsci sui quali gli esperti sanno sapientemente lavorare. L’esperienza del colore è legata anche al vissuto personale. Per intenderci due esempi concreti: il sangue è rosso. Ovvio che quando mi vesto di rosso non penserò a “vestirmi di sangue”, ma va da sé che inconsciamente questo colore è percepito come molto emotivo, passionale, attivo! L’erba è verde. Un colore che ci lega a esperienze di tranquillità e pace, la stessa che proviamo durante una bella camminata. Di esempi ne potremmo fare mille…

VALENTINA: Per questo, infatti, ogni azienda dovrebbe scegliere con cura il colore con il quale proporsi sul mercato. La mia scelta è stata forse di “rottura”, ma volevo propormi differenziandomi. Con criterio, s’intende.

ROSA: ottimo! Perchè, vedi… alcuni professionisti applicano queste regole a prescindere e con una rigidità accademica che non gli permette però di essere flessibili. Mi spiego meglio. Se prendiamo una qualsiasi libro sulla teoria del colore applicato alla comunicazione e alla pubblicità troveremo un bel capitolo, con un bell’elenco di colori e il loro “significato” con relativi consigli sul mercato più adatto nel quale utilizzarli. Per la serie: il blu è professionale, tecnologico; il giallo è energico ci ricorda il sole, il nero è eleganza lusso ecc. Questa conformità d’uso ci porta però spesso anche a situazioni come queste:

futurosemplice_banca1

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Ecco un esempio standard di conformità alle regole: tutti loghi coerenti, affidabili, ben studiati. Ma se ci compare questo, così colorato? Intesa San Paolo ha addirittura usato colori simili all’arcobaleno! E di questo Vale? Cosa ne pensi è o non è “professional”?

futurosemplice_intesa

VALENTINA:  Lo sai, Rosa, con me sfondi una porta aperta. Guarda per esempio il logo di CheBanca!. Il giallo è un colore atipico per il settore bancario. Una scelta del genere, non c’è dubbio, in qualche modo va a profilare in entrata il pubblico. CheBanca! ha una comunicazione fresca, rivolta ai giovani, divertente. Pertanto il giallo è un colore che le calza a pennello. Questo, per dirti, che coi colori si può giocare e osare, ma sempre pensando che andranno a definire la nostra immagine. Magari, ecco, una Monte dei Paschi di Siena vestita di giallo sarebbe quantomeno insolita…

ROSA: Infatti. Le regole che governano l’utilizzo dei colori nella comunicazione (e nella grafica) sono fondamentali e un esperto dovrebbe conoscerne i principi basilari. Il problema però nasce nel momento in cui “il professionista” demanda la scelta cromatica di un brand solo a queste motivazioni, sintomo di un atteggiamento superficiale e rischioso per il successo dell’immagine e che per altro mi pare di poter riconoscere in una persona che limita la definizione di un colore a “professional”. Quello che voglio dire Vale è che non esiste un colore professionale o non professionale, esistono sicuramente modi non professionali di usare il colore che rendono le parole illeggibili, colori mal accostati, contrasti che rendono testi e immagini di difficile interpretazione. Il design e la costruzione di un brand, è vincente quando è progettata tenendo presente una serie di elementi dei quali il colore ne è parte importante, ma non l’unico protagonista perché è una decisione che risulta da un mix di considerazioni ben più profonde. Facciamo un elenco veloce raggruppandone alcune per 3 macro-gruppi?

VALENTINA: Shhhherto.

ROSA:
>La tipologia di azienda: in che settore stiamo lavorando? Che tipo di prodotto si sta vendendo? Qual è la storia dell’azienda? Esiste una memoria storica legata al nome dell’azienda? Esiste una memoria storica che lega un particolare colore a quell’azienda? Qual è la mission dell’azienda? Quali i valori che vuole trasferire? Quali quelli che non vuole comunicare?
>Il naming. Come si chiama la tua azienda? Come vorresti chiamarla? Da dove nasce il nome? E’ un nome composto? Un acronimo? Un nome di finzione? Che relazione ha il nome scelto con la tipologia di azienda?
>La scelta grafica o meglio, dell’immagine. Quale font? Che tipologia di logo? È presente un’illustrazione, un disegno un segno grafico che rappresenta l’azienda? È stato definito un payoff rafforzativo per l’identità del brand? Che relazione ha l’immagine grafica, col nome scelto con la tipologia di azienda? Per questi macro-settori: i tuoi principali competitor, cosa hanno scelto?

VALENTINA: Brava, Rosa, hai beccato il nervo scoperto. Ogni azienda dovrebbe partire alla ricerca del proprio colore proprio in questo modo. Facendosi domande, studiando, spulciando in giro, sbirciando i competitor… Vogliamo o no differenziarci?

ROSA: certo! Per questo solo dopo aver analizzato le risposte a queste domande potremo decidere realmente e coerentemente il colore, i contrasti, gli accostamenti, e potremo fare scelte anche inusuali perché no? L’essere non-convenzionali è una scelta strategica, sicuramente più difficile, che si sottolinea ANCHE coi colori e se ben strutturata è una vera bomba perché ti evidenzia subito rispetto alla massa dei competitors.

VALENTINA: Esatto.

ROSA: Vale, tu hai scelto il fucsia, colore inusuale per un’agenzia di copy certo, ma visualizzando il tuo sito non riuscirei a pensare ad un altro colore. L’immagine che hai costruito dal naming, alla grafica del logo, dalle font  alle scelte ironiche giocate tutte sul mondo della golosità sono coerenti al colore che hai definito e si vede, è palese! La tua è chiaramente una scelta non-conventional, ma è lo stile e il mood che percepisco fin da subito e che propone la tua agenzia. Pennamontata è quindi un brand credibile perché coerente. Facciamo un gioco alla Andy Warhol? Vuoi provare a postare l’immagine del tuo sito con alcune varianti cromatiche? Sono sicura che i nostri followers ci prenderebbero per pazze!

VALENTINA:  Ecco qui la donnina Pennamontata in versione “Erba potata”, “Altizima e purizima, azurizima” e compagnia bella.

 Pennamontata logo RG Pennamontata logo RG Pennamontata logo RG

Pennamontata logo RG

ROSA: Mamma mia! Credo che con questo esempio chiunque stia leggendo abbia veramente capito cosa volevamo comunicare. Quanto lavoro si nasconde dietro ad un semplice segno grafico, ad un colore, quanto non sia una scelta casuale e, al contrario, debba essere ben gestita. Vero Vale?

VALENTINA: Arindanghete! La porta l’avevi sfondata dall’inizio 😉

ROSA: Potremmo continuare… lo faremo, chissà magari in un altro post! Sono felice Vale di averti conosciuta e questo post ne è solo una piccola testimonianza! Auguro a te a #pennamontata e al suo fucsia, al mio amato “rosso chanel” e tutti i colori del mondo un #futurosemplice super professional e assolutamente non-conventional 😉

VALENTINA: Il piacere è tutto mio, cara Rosa. Grazie per questo viaggio nel mondo del colore. Mi sembra di essere tornata bambina, quando il fucsia sulle mie labbra suonava come un buffo “fùsssica”. Davvero, mi sono divertita tanto.

ROSA: p.s aggiungo solo una cosa… se qualcuno dovesse avere ancora qualche dubbio, riporto la descrizione del colore fucsia, dal libro Brand identikit di Gaetano Grizzanti. Da oggi, Valentina, per me sarai sinonimo di ottimismo dinamico!

FUCSIA: il colore della decisione
Nel linguaggio dei fiori è sinonimo di cordialità e l’emblema della grazia interiore ed esteriore tipici di una personalità decisa con un gusto rivolto all’eleganza vistosa. Il nome, usato per la prima volta nel 1882, deriva dal fiore della pianta (Fuchsia) che appartiene alla famiglia delle enoteracee importata nel XVIII secolo dal Messico in Europa, dove riscosse un enorme successo. Sinonimo di “magenta elettrico”, il fucsia ha molte varianti tonali tra cui il “Ciliegia Hollywood”, però più tendente al rosso. Il suo significato, carico di ottimismo dinamico, ondeggia tra grazia e leggiadria, passionalità e freddezza, estroversione e introversione, dolcezza e aggressività: un mix a base di ossimori che ben si addice alla sensualità femminile e in particolare alla seduzione e ai miti di una giovinezza spensierata, Fucsia è anche sinonimo di affermazione di sé e di perseveranza nel realizzare le proprie ambizioni.

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