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Potremmo dire, senza offendere nessuno, che nella ricerca in internazionale condotta da Gfk gli italiani (e gli adulti!!) sono risultati ai primi posti in Europa come ‘social drogati’. Un termine ovviamente non usato all’Istituto che ha però definito il popolo italiano come ‘dipendente dalla tecnologia e dai social’.
La ricerca, condotta in 17 paesi, ha coinvolto più di 22.000 consumatori dai 15 anni in su.
L’affermazione clou su cui ruotano tutti i dati raccolti è stata questa:

“Faccio fatica a prendere una pausa dalla tecnologia (da Smartphone, Computer, TV, ecc.), anche quando so che dovrei farlo”.  

I risultato? Il 29% degli italiani ha confermato di essere dipendente dalla tecnologia e di rendersene conto, mentre il 20% ha dichiarato di non avere nessun problema.

Una convinzione da scardinare: i più giovani sono i più ‘social drogati’

La ricerca ha messo in evidenza che i più ‘social drogati’ non sono i giovani, ma i trentenni col 37%. I più giovani sfiorano la cifra del 35% così come i quarantenni, 34%. Perché è importante evidenziare questo dato? Perché la tendenza nella mentalità comune è quella di indicare la fascia di consumatori più giovani come quella più in pericolo da conseguenze dovute agli abusi da social network o Internet più in generale.

F.O.M.O,  nomofobia e phubbing: rischi della rete che colpiscono anche gli adulti

F.O.M.O è un acronimo che sta per “Fear of missing out” e rivela una vera e propria dipendenza da social network, l’ansia di ricevere consensi, like, conferme. La nomofobia è l’ansia di rimanere sconnesso dalla rete. Con phubbing (parola composta da phone, telefono e snubbing, snobbare) si indica l’azione di chi ignora la persona che gli sta parlando di fronte, perché concentrato a verificare continuamente le proprie notifiche o attività attraverso lo smartphone.
Forse fino ad oggi non sapevi esisteva un nome specifico per queste azioni, ma questo poca importa. Quello che ci dovrebbe interessare è un tema semplice e chiaro che coinvolge tutti noi adulti: educarci alle buone relazioni online, auto-educarci a un corretto utilizzo della Rete e ad abitare in modo sereno i social network, sono concetti che troppo spesso demandiamo ad altre categorie di utenti (spesso proprio quelle più giovani) perché convinti (erroneamente) che non coinvolgano i nostri comportamenti. Non è così.

La social education è fondamentale e parte proprio dagli adulti, da chi pensa che i problemi relazionali e comunicativi che si innescano in Rete siano solo dei giovani o che siano solo loro ad essere la categoria che soffre di dipendenza da social.
Stiamo modificando, anzi, abbiamo modificato le nostre abitudini in alcuni casi senza accorgercene, continuando a pensare che siano altri ad avere bisogno di comprendere meglio questo mondo per vivere bene online e offline. Io credo che, dati alla mano, sia arrivato il momento di affrontare questi concetti da un nuovo punto di vista quello degli ‘adulti social tardivi digitali’ che oggi devono essere consapevoli e agire non semplicemente solo subire un mondo apparentemente dorato.

…e tu, hai mai pensato di poterti definire un ‘social drogato‘?

ph: Shutterstock

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