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In un mondo completamente nuovo come quello del web in cui spesso si fatica a comprendere chi sia realmente una persona competente, come riconoscere un vero professionista digitale? A questo tema ho dedicato un intero capitolo nel mio primo libro, ma visto che ancora purtroppo troppo spesso incontro imprenditori delusi e confusi, ecco un elenco di 9 consigli che spero possano aiutarti a fare chiarezza.

Formarsi e informarsi: la consapevolezza forse non salverà il mondo, ma ti salverà il…

Prima di darti i miei consigli, vorrei raccontarti una storia vera quella di un fuffaro digitale, un vero imbonitore e di un sciur Bianchi qualsiasi (ma che è reale) che dopo avermi seguita online ha scoperto il mio primo libro e lo ha acquistato.
Il sciur Bianchi in questione, si stava appoggiando alla consulenza di questo presunto professionista per i propri progetti di sviluppo aziendale e marketing che comprendevano a 360° (e in modo sintetico) lo sviluppo del team dei collaboratori fino alla promozione dell’azienda offline e online.
Il sciur Bianchi ha iniziato a leggere il libro, a prendere consapevolezza, ad avere qualche campanello d’allarme: qualcosa non funzionava, non trovava nessuna corrispondenza con i miei consigli su come riconoscere un vero professionista digitale.
La mancanza di concretezza, risultati attesi e mai pervenuti, situazione confusa senza obiettivi o strategie lo hanno spinto a contattarmi direttamente e a chiedermi un parere ‘esterno’.

Entrare in punta di piedi e sentire puzza di bruciato: bastano poche domande (se sai quali fare) per riconoscere un vero professionista digitale

Chi è il fuffaro digitale? Dicesi fuffaro colui o colei che, grazie a ottime doti comunicative comprendenti qualche termine tecnico e generalmente incomprensibile al cliente, buona dose di simpatia, bell’aspetto e belle maniere, si palesa in mercati emergenti (come quello digitale, del web o dei social network) e riesce a coinvolgere (e a farsi pagare, a volte anche profumatamente) da un imprenditore o da un’azienda prospettando progetti e risultati che non riuscirà mai a ottenere per mancanza di professionalità, conoscenza, concretezza, capacità.

Al primo incontro con questa persona ho avuto subito la netta sensazione di ‘bruciato’: riconoscere un vero professionista digitale non è difficile se sai quali domande fare. A domande precise, ricevevo risposte vaghe, a richieste di documentazioni la sua bravura consisteva nel darmi cambi repentini di argomenti… ma un conto è una sensazione, un altro è avere certezze rispetto a una situazione che chiaramente descriveva questa persona come incompetente, per questo motivo prima di esprimermi in merito, ho raccolto ogni informazione utile e semplicemente svolto il mio lavoro così come chiesto dal sciur Bianchi.
Per ciò che mi riguardava ho quindi verificato e analizzato la situazione online del cliente: sito internet che deve (o doveva) essere sviluppato come e-commerce, la verifica della presenza di un planning strategico, di un piano di marketing e comunicazione, attività offline integrate all’online, situazione generale sui social network… insomma l’ABC.

La conferma e la tristezza di dover comunicare l’analisi di risultati

Non serve essere un grande esperto di comunicazione per verificare l’ABC: profili aperti al posto di pagine, comunicazione e strategia inesistente, documentazione e analisi mai realizzate, sito tecnicamente non valido (nessun title, SEO inesistente, navigabilità pari a zero), obiettivi a medio e lungo termine mai pervenuti…
Ammetto che prima di comunicare il tutto al sciur Bianchi ho atteso qualche giorno: mi sentivo in una situazione scomoda, difficile.
Arrivare e dire che il lavoro svolto da qualcuno che non conosci è pessimo, può apparire come una comoda strategia per voler attirare a te il cliente soprattutto se lui è convinto delle sue scelte.
Parlo spesso di consapevolezza: lui aveva compreso che qualcosa non andava, ma a me toccava il compito di dare conferme. Giuro, avrei preferito trovare una situazione differente.
Non si tratta solo di etica professionale, ma di investimenti, danni al business e di una brutta sensazione che ti lascia l’amaro in bocca: quella che ti fa chiaramente percepire di essere stato vittima di una semi-truffa (semi perché il mio intervento ha di fatto scoperchiato una situazione che poteva avere risvolti ben più gravi).

L’importanza del team si vede nei momenti di difficoltà

Devo dire che in tutta questa storia, dalla quale sto imparando molto, tanto ha fatto il team del quale il sciur Bianchi è circondato.
Avevano cominciato con entusiasmo un percorso di formazione con questa persona, quelli super-motivazionali in pieno stile americano (verso i quali, personalmente nutro diffidenza) salvo poi rendersi conto che questo tempo non era investito, ma buttato.
Compreso che qualcosa stava ‘scricchiolando’ i collaboratori hanno chiesto un incontro e ogni membro ha espresso le proprie perplessità.
Questa presa di posizione unita alla mia analisi, hanno dato conferme definitive al sciur Bianchi che ha sollevato in tempo zero dall’incarico la persona con cui stava collaborando procedendo oltretutto per vie legali (viste le numerose inottemperanze agli accordi).

Ma quindi l’imprenditore di turno che non sa riconoscere un vero professionista digitale e che cade nelle sue grinfie, è uno stupido?

No, e questo è davvero il punto su cui riflettere insieme.
Quando vieni truffato (e anche a me è successo in passato) purtroppo il primo pensiero che ti viene in mente è proprio questo ‘ma come ho fatto ad essere così stupido?’ ti colpevolizzi, pensi di essere tu l’errore, forse in questo senso può esserti utile questo mio post con ‘7 step per reagire a un insuccesso’.
Non è così.
L’imprenditore o la vittima di turno non può e non deve sentirsi così: il problema è di colui o colei che arriva a compiere certe azioni soprattutto facendo leva su un grande valore che è quello della fiducia.
Il fastidio, la tristezza, la mortificazione
che scaturiscono da storie come questa sono il grande danno che non va a incidere solo sulla situazione specifica, ma più in generale sui rapporti professionali, sull’economia, sul proprio modo di essere imprenditore. 
Un sito, un account, una strategia si può recuperare (nonostante gli investimenti buttati), ma quella sensazione intima e personale di non voler più dare fiducia no, e questo è davvero un grande danno umano soprattutto per i consulenti digitali che arrivano dopo queste esperienze

La fiducia, la rabbia e la rinascita: si può sempre ripartire (anche se con fatica)

In casi come questo, sento sempre la necessità personale di rassicurare il sciur Bianchi sulla bontà di ciò che io rappresento e non solo come ‘Rosa’, ma come ‘categoria’: il web, la comunicazione, il futuro, lo sviluppo.
Sento la responsabilità di dovergli far conoscere i tantissimi e splendidi professionisti che quotidianamente si fanno un fondo così per gestire onestamente lavori e progetti digitali per i quali si impegnano da anni in formazione personale e aggiornamenti costanti.
Sento la responsabilità di fare un ottimo lavoro e di volergli restituire il prima possibile concretezza e risultati.
Sento l’esigenza personale di voler ricostruire il sentimento di fiducia che ora, in lui, è disgregato.
Ecco allora che, mentre la macchina futurosemplice si è attivata, felice del fatto che il mio libro forse mai come oggi è stato utile, vorrei fare un elenco di campanelli d’allarme o attività che chiunque può attivare per rendersi conto se la persona che vi trovate davanti è degna della vostra fiducia.

9 consigli per riconoscere un vero professionista digitale

  1. Formati e informati
    1. Queste persone sono davvero brave a sfruttare ogni punto di contatto anche attraverso piattaforme professionali come Linkedin. Visita il profilo, cerca su Googleda dove arriva questa persona? Da quanto tempo svolge questo lavoro? Qual è la sua presenza digitale?  Online cosa si dice di lui o di lei? Ha un sito, account… o è vittima del diritto all’oblio? Se non trovi nulla chiedi una visura camerale o supporto al tuo commercialista o al tuo legale (meglio investire 10 euro che 10k inutilmente, non trovi?).
  2. Non farti buttare fumo negli occhi con tecnicismi inutili o non chiari
    1. Il campo del web marketing, dell’online usa, come tutti i settori, un linguaggio specifico fatto spesso di parole e termini inglesi. Spesso queste persone inseriscono (e abusano) di termini che li fa apparire esperti e la tecnica di farti sottintendere che tu OVVIAMENTE conosca il significato, è parte della loro strategia. Ammettere la propria ignoranza digitale non è facile. Non sto dicendo che non debbano essere usati questi termini, ma che a te devono essere chiari. Quindi se non sai ad esempio cosa significhi ‘SEO’, non temere e chiedi: un vero professionista digitale ti deve rendere la vita semplice, non complicata!
  3. Verifica le referenze.
    1. Il consulente ha un sito o sui suoi profili si presenta con certificazioni, referenze di brand o professionisti super quotati? Bene. Verifica se è così, invia due o tre mail o contattali tu direttamente chiedendo se realmente questa persona o azienda ha collaborato con lui/lei, come e con che risultati (è tuo diritto farlo e le referenze alla fine servono a questo, no?).
  4. Patti chiari, amicizia lunga: metti tutto nero su bianco con un contratto e se non capisci chiedi, chiedi e chiedi
    1. Prima di iniziare il progetto e fornirti un preventivo specifico, ti ha fatto (tante) domande per avere ben chiara la tua situazione generale?
    2. A seguito di queste domande ti ha fornito un’analisi specifica scritta? Un piano di marketing e comunicazione comprensibile anche a chi non mastica linguaggio tecnico?
    3. Nell’analisi fornita sono ben chiari elementi come ad esempio: competitors, obiettivi a medio e lungo termine, tempi di realizzazione, attività da svolgere, budget richiesto?
    4. Ti ha fornito quindi un contratto ufficiale da firmare e nel quale sono ben chiare le attività da svolgere, i costi che dovrai sostenere, le modalità di recesso per entrambe le parti?
    5. Chi fa cosa è ben scritto? Se si avvale di collaboratori: te li ha introdotti indicandoti chi sono (così tu possa verificarne le reali capacità) e quali saranno le loro competenze?
  5. Datti tempo e non avere fretta: chiedi quotazioni e confronta
    1. Esiste solo lui/lei? No. Stai investendo i tuoi soldi: fatti fare almeno un secondo preventivo per confrontare i contenuti e, in caso di grandi differenze… bé chiedi una consulenza a qualche esperto 😀 (ok qui era il momento ‘promo Rosa’)
  6. Operatività e coordinamento (project management): tutte le attività che ti coinvolgono devono essere condivise
    1. Hai un planning, un calendario condiviso delle attività e che sia costantemente aggiornato, raggiungibile e visibile a te e ai tuoi collaboratori?
    2. Ti aggiorna o sei tu che continui a chiedere news?
    3. Per ogni attività già svolta ti ha fornito le analisi dei risultati?
  7. Social network e dintorni: occhi aperti
    1. Prima di attivarsi sui social network, ti ha fornito un social media planning indicandoti quali attività saranno eseguite, su quali account, come? Ti ha chiesto un confronto sul tone of voice (il tono di voce scelto dalla tua azienda) da usare, sul coordinamento, sulla realizzazione e la tipologia dei contenuti da pubblicare?
    2. Se stai demandando a lui/lei la responsabilità di pubblicare sui tuoi profili,aAvete definito una Social Media Policy efficace?
    3. Vuole l’elenco del tuo data base clienti, ma non ti specifica per quale attività o con quale finalità?
    4. Ha attivato profili per ADV (advertising, pubblicità) dei quali tu non sei amministratore? Perché? È tuo diritto avere accessi ad ogni attività!
  8. Sito e tecnicismi: ok, non sei un tecnico, ma se fai fatica a navigare lo capisci anche tu…
    1. Ti propone pacchetti a costi fissi ‘primo sui motori di ricerca’ in una settimana?
    2. Tu stesso fatichi a navigare il tuo sito, chiedi aggiornamenti, ma le risposte sono vaghe e c’è sempre una risposta tipo ‘sì sì ci stiamo lavorando nel back end e tra poco andremo online, ma il tempo passa e anche la modifica di una singola foto errata non viene eseguita?
    3. Non ti fornisce (o, almeno, senza che tu lo chieda) un’analisi sulle visite e le metriche relative al tuo sito internet?
    4. …il/la consulente scopre altre magagne tecniche come mancanza di title, SEO assente, descrizioni inesistenti e link rotti?
  9. Empatia e simpatia: il consulente sarà al tuo fianco per un lungo cammino
    1. Se è vero che purtroppo esistono pseudo-professionisti, è anche vero che nel mondo del digitale puoi trovare tanti professionisti competenti. L’ultimo elemento che a mio avviso è essenziale è quello dell’empatia: a parità di competenze verificate, scegli la persona con cui trovi maggiore empatia. Questo non vuol dire che devi scegliere chi ti darà sempre ragione, anzi, spesso il vero professionista del digitale propone vie scomode, ed è per questo che lo hai coinvolto. Deve guidarti e darti una visione che tu magari non avevi mai considerato (anche perché spesso l’imprenditore è convintissimo del suo prodotto/servizio, delle sue idee ed è davvero difficile scardinare vecchie convinzioni).

…ecco, da qui in poi potrei continuare l’elenco, ma entrerei in tecnicismi e per la finalità di questo post non credo sia utile, anche perché il sciur Bianchi deve fare il suo lavoro, l’imprenditore e non deve diventare un esperto di web marketing o di strategie digitali: deve solo saper riconoscere un vero professionista digitale, essere consapevole di cosa sta acquistando, di che mondo sta affrontando per poi delegare in piena fiducia (si spera) a qualcuno che penserà al meglio per lui.

Caro truffatore digitale: questo pensiero è per te…

Mi chiedo continuamente il perché una persona si spinga a questo: il web è misurabile, ti butti nel mare pubblico del digitale, se inizialmente puoi sviare, nel medio termine per me è palese pensare di poter essere smascherati.
Avevi la fiducia del cliente, avevi budget, stavi lavorando sul team: non era forse meglio chiedere supporto a qualche collaboratore realmente esperto? Forse la smania di volere tutto per sé ti ha fatto fare il passo più lungo della gamba?

Chiudo dicendo solo questo: se chi agisce così si rendesse conto realmente della fatica che oggi ognuno fa nel proprio campo per portare a casa ogni singolo euro a fine mese, se ci fosse la reale consapevolezza dei danni e delle conseguenze che possono provocare certe azioni (se l’imprenditore di turno non avesse più budget da investire? Che si fa?) forse non ci dovremmo più trovare davanti a situazioni come questa.

Questa storia si conclude quindi con l’inizio di un nuovo cammino tra me e questo sciur Bianchi che, nonostante tutto, ha il merito di aver compreso che una persona sbagliata non indica che tutto il mondo digitale è sbagliato: da qui in poi, si può solo migliorare… in fondo il futurosemplice serve proprio per questo.

“La fiducia si guadagna goccia a goccia, ma si perde a litri”.
(Jean-Paul Sartre)


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